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"Non aspettare che il buon Dio scenda a sistemare le cose: se non ti piace qualcosa agisci, alzati e fallo a modo tuo!"

Questo sito racconta di come ho fatto a ricercare dei sistemi alternativi alla chimica per cercare di contribuire fattivamente ad evitare l'inquinamento dei nostri giardini, degli animali che li abitano, delle falde acquifere sottostanti e cercare di ridurre le patologie neurodegenerative causate dai vari erbicidi, pesticidi e diserbanti vari. 

Se andiamo sul web alla ricerca di consigli per curare al meglio le nostre piante, i nostri fiori, i nostri giardini ed i nostri orti infatti, spesso e volentieri ci imbattiamo in forum "sponsorizzati" dalle case chimiche che spingono a più non posso come "ultimi ritrovati della scienza" emerite porcherie che in un Mondo civile e governato dal buonsenso, non avrebbero alcun senso di esistere. 

Lo dedico alla mia povera mamma (mancata il 15 Maggio di quest'anno per via di un maledetto Morbo di Parkinson), che evidentemente mi ha trasmesso la sua passione nei geni.

mamma orto1 min
Orbene dovete sapere che la mia povera mamma era nata in campagna e quando si sposo' ando' a vivere nella più grande metropoli piemontese. Per tutto il tempo che abbiamo abitato a Torino, durante l'adolescenza, l'ho sentita chiedere sempre più insistentemente a suo marito, una volta che io e mia sorella avremmo terminato le scuole, di vendere l'alloggio in cui abitavamo il prima possibile e di tornare a vivere nella casa dei suoi genitori.
Fu così che intorno al 1990, il mio povero papà esaudì il suo desiderio e, fecero ristrutturare una parte del loro cascinale.
L'altra parte la acquistai io da mia zia qualche anno dopo, attratto dalla "country life" e sempre più disgustato, già allora, del modo di vivere cittadino.
All'epoca ero agli esordi della mia carriera da libero professionista e la cosa che da subito apprezzai del vivere in campagna era il fatto di dormire molto meglio rispetto alla città, risvegliarmi al cantare del gallo dei vicini cascinali ed addormentarmi con il sottofondo di grilli, cicale e del gracidare delle ranocchie mi faceva sentire in Paradiso rispetto ai clacson ed al rumore di auto, camion, autobus, tram ecc. Inoltre, "il viaggio" che mi portava in macchina a casa dopo una giornata di lavoro mi rilassava ulteriormente perchè mi dava l'idea di "staccare la spina" rispetto alla giornata appena trascorsa.
Sulle prime quindi, nonostante all'epoca fossi fuori di casa 12-14 ore al giorno, notai quante cose si potevano fare al Sabato e alla Domenica senza andare a passare il tempo a passeggiare in centro o "in gita in mezzo al traffico" com'era stato durante la mia adolescenza.

Un particolare mi rimase impresso e mi fece decidere di acquistare l'altra metà del cascinale da mia zia: sia io che mia sorella, dopo che i miei erano andati a vivere in campagna, infatti abitavamo in 2 appartamenti diversi a Torino, mia sorella aveva preso uno splendido gatto che, durante le ferie ebbe la malaugurata idea di portare in vacanza dai miei genitori. Al ritorno dalle ferie, lo prese e lo riportò a Torino, ma Mirò (questo era il suo nome) non ne volle più sapere di tornare a vivere in appartamento. Dopo che aveva provato a vivere un po' in casa ed un po' all'aperto ed aveva "assaporato il piacere della libertà" che gli aveva dato il vivere in campagna, comincio' a non mangiare ed a miagolare tanto di quel tanto che mia sorella fu costretta a riportarlo a vivere dove avrebbe sempre desiderato visto che pian piano era arrivato persino a lasciarsi andare senza più mangiare! 
Probabilmente fu in quel momento che decisi quindi di acquistare il rudere totalmente da ristrutturare da mia zia e, pian piano, con sforzi enormi lo ristrutturai. 
Una cosa che non mi era mai piaciuta della casa dei miei nonni era il marciapiede in cemento che si trovava nella parte antistante. Sicuramente molto funzionale sintanto che eravamo piccoli e ci permetteva di andare in bicicletta, sui pattini o sullo skateboard ma, di sicuro riusciva a trasformare in orribile un panorama che avrebbe potuto essere millemila volte meglio. Purtroppo, con l'ammalarsi di mia mamma, fummo costretti a tenerlo, vista la sua sempre più ridotta mobilità e, visto che il marciapiede le consentiva di camminare "decentemente" appoggiandosi ad un girello e quindi, fui costretto a "farmelo digerire" in nome del quieto vivere e dei rapporti "di buon vicinato".

[TO BE CONTINUED]

 

 






 

 

 

 

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